Il serbatoio emozionale – conversazioni speciali (quinta puntata)

Torniamo ancora sul serbatoio emozionale dei nostri bambini.

Promemoria delle puntate precedenti:

la volta scorsa avevo parlato dell’importanza di avere dei momenti speciali, ossia dello stare insieme, ma facendo in modo che non ci sia altro al di fuori di noi e loro. Ma come traduciamo questo nella realtà?!?! Ebbene, ci sono molti modi , ma uno di questi è quello che il nostro libro di riferimento chiama “conversazioni speciali”.

In cosa consistono queste conversazioni speciali?

Avvengono quando un padre può presentare al figlio qualcosa di suo, della sua storia, magari parla al figlio del periodo in cui era fidanzato con la mamma, e affronta argomenti morali e intimi; ad esempio, gli racconta dei suoi sentimenti, delle sue paure, dei suoi successi e dei suoi fallimeti, dei suoi sogni, ecc.

Insomma, momenti in cui il papà ed il suo ragazzo si trovano veramente a condividere qualcosa che è profondamente personale. Nel caso della mamma, potrebbero verificarsi discorsi relativi al fatto che la mamma, da ragazza, forse aveva paura di non essere abbastanza bella, aveva paura di non piacere, oppure aveva delle difficoltà con certe amiche con le quali avrebbe voluto invece essere più a suo agio, o altre cose di questo genere. Queste conversazioni fanno sentire ai bambini o ai ragazzi di avere un valore che è profondo e che è l’affetto del padre o della madre che si confida con lui e che se gli racconta certe cose perchè c’è un legame unico tra loro. E’ importante fare in modo che i colloqui con loro non si limitino a quando dovete impartire lezioni o insegnamenti; ciò li porterebbe a ridurre la sogli a di attenzione alle nostre parole. A mano a mano che si dovesse andare avanti così, succederebbe che le nostre parole potrebbero risultare noiose e, purtroppo, irritanti per loro. Invece bisogna arricchire i nostri racconti con conversazioni speciali. I ragazzi saranno più attenti anche quando dovremmo chiedere loro di migliorare nella concentrazione per lo studio o nell’ordine della cameretta. Alla sera, prima di addormentarsi, c’è un momento di tranquillità, e per i più piccoli, forse c’è anche un desiderio di non addormentarsi subito. Cogliete questo momento per le conversazioni speciali, mettetevi lì con loro e parlate di una cosa che vi è capitate che vi ha emozionato. Fategli capire che ci siete passati anche voi e che vi fa piacere raccontarglielo.

       Alla prossima…..

Il serbatoio emozionale – momenti speciali (quarta puntata)

Ricordo che ciò che scrivo proviene, prevalentamente, da alcune mail che ho ricevuto dal pediatra e che a sua volta deriva da un libro che s’intitola “I 5 linguaggi dell’amore dei bambini” di Chapman e Campbell.

Quindi proseguendo sull’argomento: i momenti speciali.

E’ il terzo linguaggio che troviamo, dopo il contatto fisico e le parole d’incoraggiamento. Quando il serbatoio emozionale di un bambino è vuoto e l’unica cosa che potrebbe riempirlo è il ricevere attenzione, quel bambino farà qualsiasi cosa per avere ciò di cui ha bisogno. Se state lavorando a casa, per qualche motivo, e vostro figlio vi richiede di giocare con lui/lei, e voi proponete “aspetta un pò, gioca un pò da solo, poi vengo”, quasi sicuramente accadrà che ne conseguano atteggiamenti tipo insistenze, capricci, giochi inappropriati e distruttivi. A questo punto la mamma o il papà perderanno la pazienza ed inizieranno le punizioni, i castighi, tipo “vai nella tua stanza”..ecc..ecc.

Insomma, va’ a finire male e si perde proprio il meccanismo che avrebbe forse potuto migliorare tutto: forse era necessario iniziare con donare un po’ di tempo, un po’ di attenzione. Una volta riempito il serbatoio emozionale del bambino, lui si sarebbe soddisfatto e poi avrebbe, probabilmente, continuato a giocare sereno, e anche da solo. Molti comportamenti inappropriati dei bambini, costituiscono altrettanti tentativi di poter trascorrere più tempo con mamma e papà. Cosa sono i momenti speciali:

  • mi sono portato mio figlio in ufficio e mentre lavoravo lui ha fatto dei disegni, così abbiamo passato del tempo insieme .

Non è esattamente  così. I momenti speciali, son momenti in cui si verifica una piena attenzione. Si tratta di offrire al bambino la propria attenzione esclusiva. Per il bambino piccolo é più istintivo offrire momenti speciali: il cambio, il bagnetto, quando lo si veste. Quando cresce diventa più difficile. E’ necessario un impegno da parte dei genitori. I momenti speciali sono il dono che i genitori fanno al figlio della loro presenza. I momenti speciali, inoltre, tengono conto del livello di crescita del bambino. Si inizia a stare insieme a 4 zampe quando lui gattona, per proseguire poi facendo i compiti insieme o giocando a rubamazzetto, per poi accompagnarlo alle partite, alle attività, ecc.

Insomma, bisogna proprio pensare che sia necessario, ma anche molto bello, staccare con tutto il resto del mondo ed attaccare il contatto esclusivo e unico con nostro figlio. Talora i momenti speciali sono con la famiglia, tutti insieme. E questi momenti ci devono essere. Altre volte, sarebbe bello che potessimo stare anche insieme da soli, noi e lui, per vivere un momento veramente nostro, speciale.

…continuerà…

Il serbatorio emozionale – adolescenti e incoraggiamento (terza puntata)

E per gli adolescenti?

Nell’adolescente incomincia ad essere un pochino più complicato mantenere pieno il loro serbatoio emozionale.

Quando i ragazzi raggiungono l’età adolescenziale, ossia quando inizia a diventare grande e svilupparsi piuttosto rapidamente, è sempre importante manifestare tutto l’amore, ma avendo cura di alcune attenzioni.

Ovvero, davanti ai suoi coetanei sarebbe meglio non abbracciarlo; l’adolescente vuole manifestare la propria ricerca d’indipendenza. Invece, al termine di una giornata, a casa, in tranquillità, anche un ragazzo e una ragazza, apparentemente schivi, possono avere piacere di un abbraccio di mamma e papà.

Alcuni genitori evitano di abbracciare il proprio figlio pensando che in questo periodo della loro vita non sia appropriato farlo. Talvolta le ragazze possono avee atteggiamenti inadeguati nei confronti dei loro coetanei, o manifestando eccessiva timidezza, o inadeguata provocazione. E’ possibile che un rapporto di maggiore comunicazione, fatto anche del linguaggio del contatto fisico, con il loro padre, possa rendere questa esperienza del rapporto con i coetanei più sicura, quilibrata, senza eccessi e con meno rischi e problemi.

 Non entro nel ruolo di psicologa, non mi compete, ma credo che anche le ragazze che per qualche motivo non hanno vivono in contatto con il loro padre, possono avere benificio di un rapporto affettivo con una persona di riferimento ugualmente importante come il nonno o lo zio.

Per gli adolescenti le parole d’incoraggiamento rappresentano un aspetto molto importante.

“Mio padre mi vuole bene? Si, perché quando gioco a pallone mi incoraggia sempre e dopo la partita dice: “grazie per aver giocato bene”. Dice che l’importante non è vincere, ma fare del mio meglio. A volte commetto errori, ma mio padre dice di non preoccuparmi, dice che otterrò migliori risultati se continuo a fare del mio meglio.”

Un ragazzo, ma anche un bambino, ricorda queste parole a lungo. Sono parole di tenerezza, di lode e d’incoraggiamento, aumentano l’autostima  e la sicurezza nel bambino. Al contrario, parole taglienti, espresse in momenti di ira e frustrazione, possono minare l’autostima ed instillare dubbi sulle sue capacità. I bambini pensano che noi siamo profondamente convinti di quello che diciamo. Come quelle buone, le parole cattive restano a lungo. 

Ad esempio, alcune parole di incoraggiamento:

  • parole di tenerezza

La parola “ti voglio bene”, per un bambino, ha poco significato da sola. Acquisisce molto significato se si associa ad un gesto fisico come ad esempio esserci durante un momento importante, oppure detta mentre si sta insieme leggere un bel libro oppure mentre si assiste un ad concerto, o ad una proiezione di un film che piace ad entrambi.

  • parole di lode 

Le parole di affetto esprimono stima per il bambino per come è. Le parole di lode esprimono compiacimento per quello che il bambino fa. La lode va espressa in relazione a qualcosa che effettivamente il bambino fa. Non va abusata altrimenti il bambino si rende conto di un significato falso, e la frase diventa diseducativa. Troppe lodi portano il bambino ad essere insicuro ogni volta che la lode non gli arriva.

  • parole di incoraggiamento

Sono parole che devono infondere coraggio. Dobbiamo sostenere le cose positive che i ragazzi iniziano a manifestare e infondere coraggio affinchè migliorino queste loro doti. Per infondere incoraggiamento dobbiamo stare bene. Il genitore che manifesta ira non riesce e infondere incoraggiamento; più il genitore é adirato  maggiore ira riverserà sui figli. Il risultato saranno bambini che si oppongono all’autorità dei genitori. E’ anche molto importante il tono della voce: il tono della voce di un genitore influenza molto la risposta del bambino. Se i nostri figli appaiono tesi, moderiamo il tono della voce e cerchiamo di essere incoraggianti ponendo domande e non impartendo ordini. Invece di “adesso porta fuori la spazzatura” proviamo a dire “puoi portare la spazzatura fuori per me, per favore?”

  • parole di guida

Sono parole che cercano di portare il bambino a fare una cosa e poi lo gratificano per averla fatta. Ma la modalità di proporre questa guida é fondamentale: indurre un ragazzo ad evitare la droga.  Se questa guida viene proposta in un clima di tensione con modi aspri e duri, potrebbe non avere alcuna efficacia. “I miei genitori mi dicono, gridando, che io no devo gridare.” Anche questa guida risulterà certamente non efficace. Nella guida che offriamo ai nostri bambini e ragazzi non devono esserci solo formulazioni negative. Dobbiamo proporre stimoli e incentivi. Spesso i ragazzi ammettono che il loro primo incontro con la droga deriva dal fatto che si sentivano annoiati. Anche gli aspetti negativi possono essere espressi in maniera affettuosa. Non é consigliabile presentare al ragazzo un elenco degli aspetti negativi dei loro amici. In questo modo non si raggiunge nessun risultato. E’ meglio esprimere dispiacere per eventuali azioni negative, come fare uso di droghe, da parte degli amici. Si può raggiungere questo risultato anche facendo leggere articoli e statistiche che descrivono le conseguenze in termini di incidenti, dell’uso di alcol e droghe, ad esempio. E’ possibile che se un figlio ascolta la preoccupazione dei propri genitori per quei ragazzi, comprenda questa condizione e sia portato ad affrontarla e risolverla.

alla prossima puntata

Qua e là per il mondo…

Navigando sul web, ho trovato una fotogallery di 10 fantastici e misteriosi luoghi abbandonati.

  tunnel2   Tunnel dell’Amore, Klevan – Ucraina

 mulino Mulino abbandonato dal 1866, Sorrento – Campania

eilean-donan-castle  Castello di Eilean Donan – Scozia

tequen Hotel del Salto, Tequendama – Bogotà – Colombia

  5960059124_8d3480e2eb_z  Cascate Tequendama – Bogotà – Colombia

curon 

Campanile di Curon Venosta, Bolzano – Trentino Alto Adige

underwater-yacht Yacht affondato, Antartide

jesus Statua di Gesù sott’acqua, Malta

japan Luna Park abbandonato, Giappone

stetienne Chiesa abbandonata, St. Etienne – Francia

buchanan-castle-corridor-by-bora-horza Corridoio del Castello di Buchanan, Liberia

Sarebbe carino farci un salto!!!

Il serbatoio emozionale – seconda puntata

Allora, dove ero rimasta…?!?!? Ah sì, al contatto fisico!

Di sicuro è un tipo di comunicazione, quella del contatto fisico, che tutti noi percepiamo, ma sulla quale alcuni di noi sono più portati e altri meno. E’ certo però, che per i bambini, il contatto fisico è una delle modalità di comunicare più efficaci e che sentono di più.

“In effetti molti genitori toccano i loro figli solo quando è necessario; sembra che non siano consapevoli di quanto i loro bambini abbiano bisogno di essere toccati e di come sia facile, per loro, servirsene per tenere il serbatoio emozionale dei loro figli pieno d’amore incondizionato.”

E’ facile usare il contatto fisico per counicare con i nostri bambini. Ci sono molteplici occasioni per farlo e nelle diverse età.

Ad esempio, i bambini piccoli, lattanti, prima dell’anno che vengono presi in braccio fequentemente, abbracciati, baciati, sviluppano una vita emozionale più sana di quelli che vengono lasciati per lunghi periodi di tempo senza contatto fisico.  Consideriamo i corsi di massaggio infantile che vengono proposti gratuitamente dai consultori e dai reparti nido degli ospedali. Sono corsi che si fanno intorno ai 2 mesi di età e sono bellissimi per imparare il linguaggio del contatto fisico. Passate del tempo a giocare con il vostro piccol, mettetelo coricato con voi, steso sulla vostra pancia e sussurategli delle frasi rassicuranti. Guardatelo negli ochhi e sorridetegli. Guardate questo filmato

http://www.youtube.com/watch?v=1PwwbYPxfIg

Pensate che non sarà più facile per questo bambino addormentarsi dolcemente e superare le piccole difficoltà dei mal di pancia e dei brutti sogni?!?!

Quando a far notizia…

Proprio stamattina, mentre mi recavo a lavoro in macchina, per radio sento questa (non saprei come definirla!)  insolita, curiosa…strana…anche divertente tutto sommato, notizia.

Fare pipì per strada non è reato. O, almeno, se lo si fa per motivi di urgenza. Lo ha stabilito la Cassazione, accogliendo il ricorso di un avvocato e cancellando la condanna di un dipendente pubblico di Lamon (Belluno) che nella notte tra il 1° e il 2 gennaio del 2009 era stato sorpreso dai Carabinieri a urinare in una stradina vicina a un ristorante nella piazza cittadina.

L’uomo, 55 anni, accusato di atti contrari alla pubblica decenza, era stato condannato al pagamento di una multa di 200 euro. All’epoca dei fatti tentò con queste parole di giustificare il suo gesto: “Sono dispiaciuto, ma sono stato costretto a usare questa stradina buia come toilette. I tentativi di utilizzare i servizi del ristorante sono falliti”.

L’avvocato ha commentato: “La condanna, seppure insignificante, aveva causato una serie di problemi al 55enne che, quale dipendente pubblico, si era visto precludere la partecipazione ad alcuni concorsi, non essendo più incensurato”.

Risale soltanto a pochi giorni fa un episodio simile, che ha coinvolto uno studente con il sogno di intraprendere la carriera da magistrato a Bologna. Sorpreso dalla Polizia a urinare nella zona universitaria della città, ha chiesto agli agenti di non denunciarlo per non mettere in discussione il suo desiderio di diventare magistrato. Lo studente è soltanto una delle 14 persone alle quali, nell’arco di una sola serata, è stato contestato il reato di atti contrari alla pubblica decenza, nell’ambito dei controlli effettuati nella zona universitaria di Bologna. Due di loro sono stati denunciati anche per minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale.

Ma c’è chi ci aveva già visto ben lungo sull’argomento…infatti come ho finito di sentire la notizia, mi è venuta in mente la scena di R. Benigni e W. Matthaw dal film “Il Piccolo diavolo”…che ridere!!!

Il serbatoio emozionale (prima puntata)

Recentemente ho avuto l’occasione di leggere con molto interesse le mail che il nostro pediatra ha condiviso riguardo a richieste da parte di genitori che chiedevano di poter parlare delle manifestazioni di vari disagi, momenti di reattività, talora opposizioni, rifiuto dell’ascolto, rifiuto della scuola, talora momenti di aggressività, da parte dei loro figli. Da mamma, alcuni di questi eventi e aspetti emozionali, mi hanno fatto molto riflettere.

Al pediatra è venuto in mente un libro: ” I 5 linguaggi dell’amore dei bambini” di G. Chapman e Campbell che cade giusto a “fagiolo” su questi argomenti e ritengo che sia utile condividerne alcuni punti tratti “pari – pari” dal libro.

Per non essere troppo noiosa, li tratterò in puntate….

“…Ogni bambino ha un serbatoio emozionale, che serve  per farlo stare bene e fargli superare i momenti difficili. Dobbiamo riempire il suo serbatoio emozionale per fare in modo che agisca come dovrebbe e sviluppi  le sue potenzialità. Ma con cosa riempiamo il loro serbatorio? D’Amore naturalmente, ma di un amore che definiamo incondizionato: che accetta e incoraggia il bambino per ciò che è  e non per quello che fa; qualunque cosa faccia (o non faccia) il genitore continua ad amarlo. Spesso noi manifestiamo un amore condizionato: è basato sui risultati e spesso si associa a tecniche educative che prevedono doni, ricompense e privilegi se il bambino si comporta  nel modo che non consideriamo adeguato, ma anche punizioni e castighi in caso opposto. Naturalmente è necessario educare i nostri bambini, ma solo dopo che il loro serbatorio emozionale è stato riempito. Tutti i genitori amano i loro figli, ma non tutti sanno trasmettere in modo adeguato questo sentimento. Solo imparando ad amare i nostri figli in modo incondizionato li faremo sentire amati…”

Quindi il primo messaggio di questa prima parte è di fare in modo che i nostri bambini si sentano amati e si sentano amati di un amore incondizionato: indipendentemente da quello che fanno o non fanno.

I  5 linguaggi dell’amore che ci servono per comunicare il nostro amore incondizionato sono i linguaggi che ognuno di noi conosce, ma che non tutti utilizzano e sentono allo stesso modo:

  • momenti speciali;
  • parole d’incoraggiamento;
  • doni;
  • gesti di servizio;
  • contatto fisico.

A mio parere, ritengo che il primo è importantissimo, sopratutto per i bambini molto piccoli, ma anche per tutti gli altri è “il contatto fisico”.

…to be continued…