La Druida di Malciaussia

Unica statua al mondo raffigurante una sacerdotessa celtica con la vittima del sacrificio umano.
Riporto l’articolo di Sisto Merlino pubblicato su Valli di Lanzo touring – la rivista delle Valli di Lanzo a settembre 2014:

Il bassorilievo che raffigura la druida ha avuto una storia travagliata nei secoli. Può essere dimostrato che rappresenta effettivamente una druida, che sta per compiere o ha appena compiuto l’atto sacrificale, dagli interventi atti alla sua distruzione o menomazione che ha subito. È stata scalpellata, incisa, le è stata posta un’aureola, il viso staccato di poi riattaccato, infisso un chiodo sulla fronte, hanno persino tentato di tagliare il capo con una sega. Infine, ed è quello che dimostra la validità di queste parole, è proprio quello che viene citato quale prova che sia un san Bernardo, e cioè la scritta stessa S.Bernardo. Non ci sarebbe stato alcun bisogno di scriverlo se fosse veramente l’effige del santo. Lo scriverlo fu, molto tempo fa, un pretesto ed uno modo per cercare di cambiarle identità. Dobbiamo anche ringraziare Mario Catalano, il grande archeologo che la scoprì se oggi abbiamo un reperto archeologico di così grande valore. Il notissimo archeologo ebbe una carriera brillantissima di scoperte, in assoluto le più importanti di sempre nelle nostri Valli e non solo (scoprì anche le palafitte di Viverone e l’oppidum di Belmonte). Queste scoperte avrebbero fatto la fortuna delle Valli di Lanzo se si fosse allestito un vero grande museo e percorsi guidati sui siti archeologici.Sarebbe stato un turismo culturale vero e sicuramente duraturo (come a Bibracte, ovviamente in Francia). Chiudiamo qui questo discorso perché, proseguendo, non faremmo che risvegliare il sentimento di vergogna, se mai ci fu, in tutti perversi che lo avversarono e furono colpevoli, per invidia, di quello che successe e della perdita o dispersione irreparabile di tutte le sue scoperte.

A parer mio vale la pena approfondire l’argomento e, perché no, fare una visitina al Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti” di Usseglio. Nella sala d’ingresso del Museo è stata collocata, sotto protezione, la statua simbolo di questo importante museo, conosciuta con il nome di “Druida di Malciaussia”.

Dai celti…ai pietrificatori!

Quando si dice che non si smette mai di imparare e di scoprire! Ho da poco finito di leggere il “Pietrificatore di Triora”

che girovagando in biblioteca, ho trovato un libro che reputo molto interessante. “Il mistero dei celti” di Gerhard Herm, diciamo una guida su questo misterioso e affascinante popolo e della sua civiltà.

I celti esistono ancora. O almeno, esiste una “differenza” celtica che in Irlanda, in Galles, in Bretagna, continua ad accendere passioni. Celti furono i primi veri, temibili “barbari” con cui i romani si scontrarono; i primi rivali la cui civiltà non si fosse formata nella domestica e variopinta ressa degli scali sul Mediterraneo, ma nelle cupe foreste che coprivano gran parte del continente, in vaste pianure nebbiose traversate da fiumi maestosi, sulle fredde coste settentrionali e sotto cieli bassi. Strabone e Diodoro Siculo raccolsero le notizie e gli stupori che, a proposito dei celti, circolavano nel mondo ellenizzato: riferirono quel che si diceva del loro furore guerresco e della loro infantile passione per gli ornamenti, i monili, le vesti sgargianti; accennarono all’esistenza, presso i celti, di poeti lirici (i bardi) e di filosofi e teologi (i druidi); descrissero i lunghi banchetti su pelli di cane o di lupo, vicino ai camini dove ardevano grandi fuochi.


Non nego la mia “lievissssima” passione a riguardo!…E poi i “pietrificatori” o per meglio definirli i “mineralizzatori”, ovviamente anch’essi ostacolati dalla società del loro tempo; qualunque sia la diceria del tempo…ritroviamo la coppia vincente scienza o magia …(stregoneria)?!
Tornando a Triora! Il paese delle streghe…e subito riaffiorano i miei ricordi.
Dalla Cabotina alla magica atmosfera di Piazza Beato Reggio; dal museo etnografico e della stregoneria ai suggestivi vicoli del paese fino ad inoltrarsi, attraverso i sentieri, negli incantevoli boschi della vallata; dalla magnifica ospitalità di Daniela del B&B “La Tana delle volpi”, all’allegra compagnia dei suoi abitanti. Ho lasciato alle spalle quel meraviglioso paese con la frase “da oggi non si torna più indietro, non sarà più nulla come prima!!!”.
Ma questa è un’altra storia…