🌸 Genziana 🌸

Ormai avete capito quanto mi appassiona il tema “erbe” & ‘Co.

Non è bellissima?! ⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️

La Genziana, simbolo della DETERMINAZIONE, é un fiore che cresce prevalentemente in altra montagna, tra le radure in prossimità di rocce e pietraie.

Una delicata pianta di poco centimetri che sfida un terreno ed un clima al limite! Le Genziane, di solito, sono esposte sia al sole cocente estivo che al rogito credo invernale.

In Italia possiamo ammirarla su tutto l’arco alpino, a partire dal aiutarla deve il suo nome all’ultimo re illirico, Gentius, che scoprì le proprietà benefiche nella sua radice.

La leggenda narra di una pastorella delle Dolomiti, Genziana, che veniva disprezzata dalla gente del posto per il colore del suoi occhi.

Erano di un blu talmente intenso che pensavano l’avesse rubato al lago di montagna.

Allora il lago, irato, di indotto dalle fate dei boschi a trasformarla in una di loro perché aveva delle doti canore meravigliose.

La pastorella si rifiutò di unirsi al mondo fatato, ma questo fece arrabbiare moltissimo il lago che mostrandosi a ml suo cospetto se ne innamorò perdutamente.

La chiese in sposa, ma ella si rifiutò. Il lago si arrabbió talmente tanto che la travolse con un’onda che finì per annegarla.

Fu da quel giorno che intorno al lago nacquero questo fiori blu come gli occhi di Genziana.

Curioso vero?

Alla prossima!!! 🙂

È primavera…

I faggi che fan da sentinella, aspettando la comparsa dei primi bucaneve, le primule che ne annunciano l’arrivo ed eccola, la magia della primavera. La natura si sveglia e non di certo possiamo stare con le mani in mano! Con un’occhio al meteo e di riguardo ai mesi con la R (per chi ci crede..ed io ci credo!) usciamo dal letargo! Ricordate quel detto “nei mesi con la R il sole non si prende”?! Beh, comunque sia, viene una gran voglia di passeggiare e del “fai da me”, come lo definisco io. A tal proposito, giusto qualche giorno fa, gironzolando per boschi e prati ho ceduto alla tentazione della raccolta “fai da me” di erbe selvatiche, commestibili naturalmente! Tenerissime punte di rovo, ortiche, viole mammole, foglie di tarassaco e tante tante altre, ma l’elenco sarebbe lungo. Tutte ottime nell’insalata, nella frittata, nei minestroni, risotti; insomma, chi più fantasia ha, più ne metta! Per esempio, ho letto che la radice tostata di tarassaco è un buon surrogato del caffè…non l’ho ancora provato, pertanto me ne sto alla bibliografia. Dicevo del fai da me..proprio perché, stimolata da una giornata di sole favolosa e vedendo il mio giardino tempestato di fiori e colori, mi sono preparata dei profumatissimi sali da bagno alla lavanda e rosmarino.

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Oltre al piacevolissimo profumo, sono molto utili come esfolliante per la pelle del corpo, e già che ci avviciniamo all’estate perché non partire in tempo?!

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Al prossimo “fai da me”.

Piante e frutti antichi

Proprio ieri pomeriggio il mio collega mi ha portato un sacchetto di dolcissimi azzeruoli o detti anche “lazzeruoli”, dandomi lo spunto per questo articolo. Se non ricordo male, in tema di frutti antichi, un po’ di tempo fa’, avevo scritto due righe in rifermento alle nespole italiane che avevo trovato e raccolto, durante una passeggiata nel bosco.

nespole comuni italiane

Frutti e piante che un tempo erano molto diffuse e che per me rappresentano un tuffo nel passato tra i ricordi degli antichi prodotti di campagna; frutti che oggi non sono più così presenti a causa delle difficoltà di coltivazione e dai bassi ricavi economici nel corso della commercializzazione di questi prodotti sul mercato. Il pensiero e la voglia di vivere mantenendo l’incantevole rapporto tra l’uomo e quella natura ormai dimenticata.  Quando andavo a trovare i miei nonni paterni in Puglia e materni in Calabria, venivo sommersa da profumi e sapori dell’antica magia della natura e dei prodotti che da essa si potevano ricavare.  Non posso farne a meno ce l’ho nel DNA!!! I miei nonni paterni erano contadini, originari di Lacedonia (AV) in Campania; dopo la guerra si sono trasferiti in Puglia, nella campagna circostante un paesino di nome Candela (FG), avendo avuto in concessione 11 ettari di terra da coltivare e dove poter allevare mucche, maialini, oche, galline, tacchini.

Lì mattone dopo mattone si sono costruiti il loro nido d’Amore “Villa Grazia” (dal nome di mia nonna, che per tutti era Graziella). Fin da piccola, ogni occasione era buona per fare un giretto da quelle parti, vagabondando tra grano, pomodori, vigneti, ulivi, fichi e mandorli; passeggiate tra le campagne, raccogliendo erbe selvatiche…lumache; per non parlare delle meravigliose alchimie che lei stessa preparava, saponi, sciroppi, conserve, confetture, pasta e pane fatto in casa; conosceva molto bene le erbe e la loro destinazione d’uso, traendone benefici per tutti…! E poi giù, in Calabria, a Catanzaro, una zona ai piedi della Sila. Mio nonno il miglior panettiere della zona ( e non solo a detta di amici e parenti!) e mia nonna casalinga, pronta a preparare gustosi pranzetti e cenette! Ricordo, ad esempio, delle merendelle, una varietà di pesche-noci bianche poco conosciute al nord d’Italia, ma buonissime.

merendella                           pesca sbergia

Ne ricordo ancora il sapore, nonostante siano passati più di 15 anni dall’ultima volta che sono stata lì e che le ho assaporate!

Fortunatamente non sono del tutto perduti….e semplicemente con un paio di scarpe da ginnastica e volontà si possano ancora riscoprire questi antichi e magici sapori, che ancor oggi la natura ci dona, anche spontaneamente, chiedendo in cambio semplicemente un po’ di rispetto!!!

Dall’ajucca al “prebuggiun”

Data la stagione propizia…può una strega farsi mancare una sana alimentazione con le erbe che la natura può dare?!….giusto poche settimane fa, sono andata ad una favolosa cenetta a Strambinello (TO) in un ristorante situato all’interno di un chiesa del ‘600, dove deliziosi piatti, accompagnati dall’ajucca, hanno allietato i palati più curiosi dei commensali presenti alla ricca tavolata…! Cos’è l’ajucca?!?!?! Ma ve lo dico subito…allora, nel periodo tra aprile e maggio, nei boschi del Canavese cresce e fiorisce un’erba spontanea tipica di questa zona: la ajucca (o ajuca). Il suo nome in italiano è raponzolo, ma raramente a Ivrea e dintorni è chiamata in questo modo, perché prevale l’identificazione regionale ( foja del tac). E’ un ingrediente che si usa nell’antica cucina canavesana…e a mio parere è buonissima! E se tra voi c’è qualche curioso buongustaio…vi consiglio di provarla!!! Con le foglie raccolte prima della fioritura e dopo una breve bollittura, si presta bene ad accompagnare frittatine, polente aromatizzate, pesce, e la zuppa , che vi garantisco essere straordinaria, visto che l’ho mangiata proprio quella sera . Una gustosissima zuppa fatta di brodo, pane raffermo e formaggio…buonissima!!!

 

Non solo, qualche settimana prima…mentre giravo per i carruggi di Genova…curiosando un banchetto di frutta e verdura biologici, mi ha colpito una cesta piena piena di erbe miste con questo strano e curioso nome “prebuggiun”  e, immediatamente, ho chiesto informazioni a riguardo….! Il prebuggiun o preboggione è un mix di erbe selvatiche che varia a seconda della stagione che, come per l’ajucca, vanno sbollentate per gustarne al meglio la loro delizia! Tra le erbe, comunque non possono mancare la cicoria  , il tarassaco (dente di leone), la borragine ed il radicchio. Come contorno al pesce ed alla carne, vi posso garantire che è molto buono…e poi, potevo non fare in casa i pansotti (o ravioli) ripieni di prebuggiun?!?!

  …e se vi dicessi che, nello “sganasciarli”, mi sono andati in fondo ai piedi…rende l’idea?!?!?!…provare per credere….